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Minori, social e Intelligenza Artificiale: l’Europa verso nuove regole

Autore:Luca Granata
Settembre 23, 2026

L’Europa si prepara a fare un nuovo passo nella regolamentazione della vita digitale dei minori.

Il 17 settembre 2026 la Commissione europea ha presentato l’EU KIDS Act, una proposta di regolamento rivolta a rafforzare la tutela di bambini e adolescenti negli ambienti digitali. Il testo riguarda i servizi online utilizzati dai minori, compresi social media, piattaforme di condivisione video, giochi online, chatbot e AI companions.

La proposta introduce un principio di accesso graduale ai social media e richiede che le piattaforme offrano protezioni più rigorose per impostazione predefinita.

In particolare, il testo prevede:

  • Sotto i 13 anni: nessun accesso ai servizi di social media; resta possibile l’uso di piattaforme di condivisione video adatte ai minori attraverso un account gestito da un genitore o tutore.
  • Dai 13 anni fino a prima dei 15: accesso ai social tramite un “mini-account” gestito da un genitore o tutore, con funzionalità limitate e un limite di utilizzo di un’ora al giorno.
  • Dai 15 anni: possibilità di aprire e gestire autonomamente un account sui social media.
  • Verifica dell’età: servizi online e app store dovranno adottare strumenti per accertare l’età degli utenti, preservandone la privacy; per l’apertura di nuovi account, social media e piattaforme di condivisione video dovranno verificare l’età.
  • Profili privati per impostazione predefinita: i profili dei minori dovranno essere privati di default.
  • Limiti al design che favorisce l’uso eccessivo: riduzione o limitazione di scroll infinito, meccanismi di ricompensa e notifiche push inviate nelle ore di sonno.
  • Protezione dai contatti indesiderati: divieto di contatti non richiesti da parte di sconosciuti e disponibilità di modalità semplici per bloccare o silenziare altri utenti.
  • Chatbot e AI companions: quando integrati in piattaforme o videogiochi non potranno attivarsi automaticamente e dovranno poter essere facilmente disattivati. Più in generale, non potranno utilizzare modalità di interazione che simulino relazioni umane in modo tale da favorire una dipendenza emotiva nei minori. 

Il cambiamento più rilevante è nel principio di fondo: la protezione dei minori non dovrebbe dipendere soltanto dalla vigilanza delle famiglie o dalla capacità dei ragazzi di difendersi da soli. Sono le piattaforme a dover dimostrare che i loro servizi sono appropriati per l’età e sicuri fin dalla progettazione.

La proposta dovrà ora essere esaminata, negoziata e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea. Non è quindi ancora una normativa in vigore e il testo potrà essere modificato durante l’iter legislativo.

L’EU KIDS Act non nasce dal nulla

L’Unione europea dispone già di diversi strumenti di tutela.

Il Digital Services Act prevede specifici obblighi per le piattaforme utilizzate dai minori e nel 2025 la Commissione europea ha pubblicato linee guida dedicate alla loro protezione, richiamando esplicitamente i rischi legati ai meccanismi che possono favorire comportamenti compulsivi, al cyberbullismo, ai contenuti dannosi e ai contatti indesiderati.

L’AI Act vieta inoltre alcune forme di utilizzo dell’Intelligenza Artificiale che sfruttano le vulnerabilità delle persone legate, tra le altre condizioni, proprio all’età, quando queste pratiche possono provocare un danno significativo.

Anche sul fronte della verifica dell’età l’Europa sta lavorando alla costruzione di strumenti comuni che permettano di dimostrare il superamento di una determinata soglia anagrafica tutelando, contemporaneamente, la privacy dell’utente.

Cosa ci dicono i dati?

La questione non può essere ridotta all’equazione “social uguale disagio psicologico”.

I dati europei più recenti restituiscono però la dimensione del fenomeno. Secondo l’Eurobarometro 2026, i giovani europei trascorrono mediamente 4,5 ore online nei giorni di scuola e 6,1 ore nei fine settimana, mentre il 14% degli adolescenti arriva a superare le 10 ore al giorno davanti agli schermi. Circa un giovane su tre riferisce inoltre esperienze di stress, tristezza o esclusione legate alla propria esperienza sui social e circa un quarto dichiara di essersi imbattuto in contenuti online problematici.

Anche i dati italiani più recenti meritano attenzione. Nella fascia 11-13 anni, lo studio Generazione Z 2.0, realizzato nel 2025 dall’Istituto Superiore di Sanità, stima che circa l’1% degli studenti italiani, pari a quasi 15.000 ragazzi, presenti comportamenti riconducibili a un uso problematico dei social media. Un dato in diminuzione rispetto al 2,2% rilevato nel 2022, ma che continua a interessare maggiormente le ragazze.

È un elemento importante perché ci ricorda che la relazione tra adolescenti e tecnologie digitali è più complessa di una semplice crescita lineare del problema. La stessa letteratura scientifica mostra infatti come gli effetti delle tecnologie digitali dipendano da molti fattori: caratteristiche individuali, contenuti incontrati, modalità di utilizzo, contesto sociale e caratteristiche delle piattaforme. I social possono rappresentare anche luoghi di relazione, appartenenza, informazione ed espressione personale.

Per capire davvero il rapporto tra adolescenti e tecnologie digitali, non basta contare le ore trascorse davanti allo schermo. Conta anche ciò che incontrano online e il modo in cui le piattaforme sono progettate per catturare, orientare o prolungare la loro attenzione. 

E poi sono arrivati i chatbot

L’Intelligenza Artificiale generativa introduce però un elemento nuovo. Un social network propone contenuti e mette in relazione persone. Un chatbot conversazionale può fare qualcosa di diverso: risponde, ascolta, ricorda, rassicura, suggerisce e può simulare una relazione.

Negli Stati Uniti, secondo una rilevazione rappresentativa del Pew Research Center condotta su adolescenti tra 13 e 17 anni, il 64% utilizza chatbot di Intelligenza Artificiale e circa tre adolescenti su dieci li utilizzano ogni giorno. Ma il dato forse più significativo riguarda l’uso relazionale: il 12% dichiara di aver utilizzato un chatbot per ricevere supporto emotivo o consigli, mentre il 16% lo ha utilizzato per conversazioni informali.

E in Italia? Non disponiamo ancora di una rilevazione istituzionale nazionale direttamente comparabile, ma alcuni dati iniziano ad esserci. Un’indagine promossa da Save the Children nel 2025 su 800 adolescenti tra i 15 e i 19 anni ha rilevato che il 41,8% si era rivolto all’Intelligenza Artificiale in momenti in cui si sentiva triste, solo o ansioso e oltre il 42% per chiedere consigli su scelte importanti.

Proprio il possibile utilizzo relazionale dell’IA sta diventando oggetto di attenzione istituzionale: nel 2026 il Joint Research Centre della Commissione europea ha avviato una ricerca specificamente dedicata a comprendere come adolescenti e giovani tra 13 e 25 anni utilizzino e percepiscano i chatbot di IA per supporto emotivo e consigli sulla propria vita.

Vietare basta?

È probabilmente questa la domanda più importante. Stabilire soglie di età può rappresentare uno strumento di protezione, ma difficilmente può essere l’unico. L’EU KIDS Act va infatti oltre la sola fissazione di un’età minima: attribuisce alle piattaforme una responsabilità più chiara nel progettare ambienti digitali appropriati all’età e sicuri fin dall’origine.

Servono piattaforme progettate tenendo conto dello sviluppo psicologico dei minori; sistemi di verifica dell’età efficaci, proporzionati e rispettosi della privacy; maggiore trasparenza sul funzionamento degli algoritmi; valutazioni indipendenti dei rischi e responsabilità effettiva delle aziende. Ma servono anche educazione digitale, competenze critiche e adulti capaci di accompagnare bambini e adolescenti nell’utilizzo delle tecnologie.

Perché la questione non riguarda soltanto proteggere i minori dal digitale, ma permettere loro di abitare consapevolmente il digitale. È qui che psicologia, educazione, ricerca, tecnologia e politica dovranno incontrarsi nei prossimi anni.

La sfida non sarà semplicemente tenere bambini e adolescenti lontani dall’Intelligenza Artificiale. Sarà costruire un’Intelligenza Artificiale e, più in generale, ambienti digitali capaci di rispettarne l’età, il benessere, l’autonomia e il diritto a sviluppare relazioni significative anche oltre lo schermo.