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Sfruttare la Realtà Virtuale per il Benessere: dalla Gestione del Dolore all’Empatia e alle Emozioni Positive

Autore:Marco Lazzeri
Settembre 1, 2025

La realtà virtuale (VR) costituisce una tecnologia emergente in grado di generare ambienti digitali tridimensionali interattivi che favoriscono un coinvolgimento sensoriale e cognitivo multimodale. (Hamad & Jia, 2022). Tali ambienti permettono agli utenti di sperimentare scenari simulati, reali o immaginari, con un livello di immersione tale da influenzare processi percettivi, attentivi e decisionali. L’interazione con questi ambienti avviene prevalentemente tramite dispositivi indossabili, come head-mounted display (HMD) e controller aptici, dotati di sistemi avanzati di tracciamento dei movimenti e della posizione spaziale (Riva et al., 2015), che modulano dinamicamente l’esperienza in funzione dei movimenti corporei e oculari dell’utente (Slater & Sanchez-Vives, 2014). Dal punto di vista funzionale, si distingue tra VR non immersiva, basata su display tradizionali con stimolazione sensoriale limitata e interazione mediata, e VR immersiva, che attraverso una prospettiva a 360° e feedback aptico potenzia il senso di presenza, l’embodiment e i processi di agency grazie a elevata fedeltà percettiva, ampio field of view, alta frequenza di aggiornamento e bassa latenza. Tecnologie affini comprendono la realtà aumentata (AR), che integra elementi digitali nell’ambiente reale senza sostituirlo, e la realtà mista (MR o XR), in cui componenti virtuali e fisici coesistono con interazioni bidirezionali. L’accelerazione tecnologica iniziata con il prototipo Oculus Rift nel 2012 (Harley, 2019)  ha determinato la diffusione di dispositivi consumer come Oculus Quest, HTC Vive, Valve Index e Pico, caratterizzati da maggiore accuratezza sensoriale e tracciamento oculare avanzato, nonché da riduzione del motion sickness grazie a refresh rate elevati fino a 120 Hz. Questi progressi hanno ampliato le applicazioni cliniche, educative e sperimentali, favorendo la modulazione di processi cognitivi complessi quali attenzione selettiva, memoria episodica, regolazione emotiva ed empatia. L’esperienza immersiva influenza circuiti cerebrali legati all’integrazione multisensoriale, tra cui corteccia parietale, insula e sistema vestibolare, e permette una modulazione più ecologicamente valida delle risposte fisiologiche e comportamentali rispetto ai media tradizionali. La crescente accessibilità economica e la diffusione mediatica hanno ridotto il divario tra ricerca sperimentale e applicazioni pratiche, agevolando lo sviluppo di protocolli evidence-based in ambito terapeutico e psicoeducativo. Parallelamente agli sviluppi clinici e sperimentali, la diffusione della realtà virtuale si estende anche agli ambiti mediatici e di comunicazione digitale, dove figure pubbliche come influencer e content creator contribuiscono alla divulgazione e alla promozione di esperienze immersive (Lumior, 2025). Questi attori svolgono un ruolo significativo nel modellare le percezioni e le aspettative del pubblico nei confronti della tecnologia, influenzando indirettamente l’adozione di dispositivi VR e la fruizione dei contenuti immersivi (approccio osservazionale basato sull’analisi dei media digitali). L’integrazione di tali dinamiche nella ricerca scientifica può fornire ulteriori informazioni sui fattori socioculturali che modulano l’interazione con la VR e sulle potenziali implicazioni in ambito educativo, sociale e terapeutico. In questo contesto, la realtà virtuale si è dimostrata efficace come strumento complementare per la gestione del dolore. Ambienti immersivi controllati, come SnowWorld, un paesaggio glaciale interattivo con pupazzi di neve e pinguini, consentono la distrazione dall’esperienza nocicettiva, sfruttando meccanismi attentivi per ridurre la percezione dolorosa. Studi empirici indicano una riduzione del dolore tra il 35% e il 50% durante la medicazione di ustioni, con evidenze di neuroimaging funzionale che documentano diminuzioni dell’attività in corteccia cingolata anteriore, insula, talamo e cortecce somatosensoriali, confermando l’integrazione tra modulazione cognitiva e affettiva (Hoffman et al., 2000; Hoffman, 2011; Eccleston & Crombez, 1999).

Oltre agli effetti analgesici, la VR possiede un potenziale significativo nel favorire emozioni positive e stimolare l’empatia, coerentemente con i principi della tecnologia positiva e della psicologia positiva, che enfatizzano il ruolo dell’edonia, della eudaimonia e del benessere sociale (Botella et al., 2012; Riva et al., 2012). Lo studio di Schutte e Stilinović (2017) ha valutato gli effetti immersivi di Clouds Over Sidra, un cortometraggio di 8 minuti sulla vita di una giovane rifugiata siriana, su 24 studenti universitari australiani (14 donne, 10 uomini; età media = 19 anni). I partecipanti sono stati assegnati casualmente a una condizione VR o a una condizione di controllo 2D. Il coinvolgimento, misurato mediante una versione adattata della User Engagement Scale (α = 0,92), e l’empatia, valutata tramite item derivati dall’Interpersonal Reactivity Index (α = 0,93), sono risultati significativamente maggiori nel gruppo VR (t(22) = 2,21, p = 0,04; t(22) = 2,36 e 2,34, p = 0,03), indicando che l’immersione facilita l’assunzione della prospettiva altrui e promuove comportamenti prosociali.

Dal punto di vista neurocognitivo, la VR attiva circuiti cerebrali coinvolti nell’integrazione sensoriale e nella regolazione emotiva, mobilitando risorse cognitive limitate e amplificando risposte affettive positive in maniera ecologicamente valida rispetto ai media tradizionali (Hoffman et al., 2008; Marín-Morales et al., 2018). La versatilità della VR consente applicazioni in ambito educativo e sociale, favorendo consapevolezza interculturale, formazione alla risoluzione dei conflitti e promozione dell’empatia. Studi futuri dovrebbero concentrarsi su analisi longitudinali per valutare la persistenza degli effetti, sulle differenze individuali nella suscettibilità all’immersione e sull’ottimizzazione dei parametri di design per massimizzare l’impatto cognitivo ed emotivo, considerando al contempo aspetti etici, quali sicurezza, privacy e accessibilità.

La realtà virtuale si configura in definitiva come una piattaforma multifunzionale, capace di integrare stimolazione sensoriale, modulazione emotiva e potenziamento cognitivo. I risultati finora osservati ne confermano l’efficacia come strumento complementare alle pratiche terapeutiche e psicoeducative tradizionali, offrendo prospettive innovative per la promozione del benessere psicologico e lo sviluppo di comportamenti prosociali. L’ulteriore integrazione di VR in contesti clinici, educativi e sociali rappresenta quindi una promettente direzione per la ricerca futura e l’implementazione di interventi evidence-based.

Bibliografia

  • Eccleston, C., Crombez, G. (1999). Pain demands attention: A cognitive-affective model of the interruptive function of pain. Psychological Bulletin. 125:356–366.
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  • Hoffman, H.G., Chambers, G.T., Meyer, W.J., Arceneaux, .LL., Russell, W.J., Seibel, E.J. (2011). Virtual Reality as an Adjunctive Non-Pharmacologic Analgesic for Acute Burn Pain During Medical Procedures. Ann Behav Med. 41183191
  • Lumior. (2025). La storia della realtà virtuale. YouTube. https://www.youtube.com/watch?v=3mr-NXdM5dg
  • Marín-Morales, J., Higuera-Trujillo, J. L., Greco, A., Guixeres, J., Llinares, C., Scilingo, E. P., et al. (2018). Affective Computing in Virtual Reality: Emotion Recognition from Brain and Heartbeat Dynamics Using Wearable Sensors. Sci. Rep. 8, 13657–13715. doi:10.1038/s41598-018-32063-4
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  • Schutte, N. S., Stilinović, E. J. (2017). Facilitating empathy through virtual reality. Motivation and Emotion, 41(6), 708–712. https://doi.org/10.1007/s11031-017-9641-7